«No. Cos’è successo?»

«Una lettera esplosiva diretta alla senatrice è scoppiata prima del previsto. Se fosse arrivata fin quassù avrebbe fatto un vero casino. E invece si è limitata a conciare male Seth. L’ufficio postale non è rimasto granché danneggiato. Con quelle pareti d’acciaio resisterebbe anche a una bombetta atomica.»

Andie si accorse di essere rimasta a bocca aperta. La richiuse, inghiottendo penosamente il nodo che le si era fermato in gola. «Oh, mio Dio! Ma credevo che usassero i rivelatori di metalli… I raggi X non hanno funzionato?»

V.J. fece spallucce. «Qualcuno, evidentemente, si è fatto furbo.»

«E Seth adesso dov’è?»

«L’hanno portato al Sorelle misericordiose. Sembra che riusciranno a salvargli la mano.»

«Ma quando è successo?»

«Stamattina.» Le diede un’occhiata inequivocabile. «Attenta a queste lettere, da qui in avanti, eh?» Dopo di che si affrettò a riguadagnare la porta, saltò sul suo carrello, e se ne andò.

Andie rimase lì con lo sguardo perso nel vuoto, senza vedere nulla. Pur con le nuove tecniche rigenerative, era facile che Seth non recuperasse più interamente l’uso della mano. E pensare che è… anzi, era… un così bravo artista, pensò Andie tristemente. Due di quei magnifici acquerelli all’acrilico, scarlatto e blu, li aveva anche lei nel suo appartamento. Povero Seth. Vittima di chi odiava i mutanti? O vittima, piuttosto, dei mutanti stessi, e del loro desiderio di partecipare da protagonisti alla vita pubblica?

E lei cosa stava a farci, in quell’ufficio? Chissà che non fosse proprio lei la prossima ad aprire una lettera esplosiva, o magari a buscarsi una pallottola destinata alla senatrice… Era per caso ammattita? Forse avrebbe dovuto davvero seguire il consiglio di sua madre, e dopo la laurea in giurisprudenza abbracciare la carriera di difensore d’ufficio…

No. Aveva preso la decisione giusta. Andie rammentò a se stessa l’entusiasmo con cui aveva fatto domanda per ottenere quell’incarico.



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