Girarono l’angolo, camminando nel vento con gli occhi socchiusi per proteggerli dalle raffiche di sabbia, superarono un’altra fila di baracche, e finalmente scorsero il rivestimento di assicelle blu che caratterizzava il luogo di riunione, la capanna più grande di tutto l’insediamento. Mike indugiò un istante ad aprire la controporta in alluminio, e Mel, che lo seguiva dappresso, nel fermarsi di colpo scivolò perdendo l’equilibrio e gli andò a sbattere contro con violenza. Pensando a ciò che li attendeva, Michael le lanciò sottecchi un rapido sguardo di commiserazione, poi trasse un respiro profondo, ed entrò.


Sullo schermo della segreteria lampeggiava, in brillanti lettere gialle, il messaggio CHIAMATA IN ATTESA. Andie Greenberg alzò gli occhi dal proprio monitor e si passò le mani attraverso i lunghi capelli rosso scuro. Il banco dell’accettazione era vuoto. Caryl doveva essersi concessa una pausa. Andie sospirò. Bisognava che quella telefonata la prendesse lei, in quanto la Jacobsen aspettava appunto una chiamata dal senatore Craddick. Le toccava per forza interrompere la stesura del discorso per lo Scanners Club. Registrò dunque il file, vuotò lo schermo, e premendo un pulsante diede accesso alla comunicazione.

Lo schermo rimase buio, e ciò significava che l’interlocutore stava usando un apparecchio pubblico, o aveva di proposito scelto l’anonimato. Andie provò una stretta allo stomaco.

«È l’ufficio della Jacobsen?» borbottò una profonda voce maschile.

«Lei è in comunicazione con l’ufficio della senatrice Jacobsen», confermò Andie con il suo più gelido tono ufficiale. «Specifichi identità e scopo della chiamata, prego.»

«Parlo con la Jacobsen?»

«Sta parlando con Andrea Greenberg, assistente amministrativo della senatrice.»



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