
Lavorare in collaborazione ha costituito per noi un esperimento interessante. Karen e io abbiamo ideato insieme la trama e i personaggi della vicenda, prendendo spunto (con alcune sostanziali modifiche) dal mio racconto originale, ampliato enormemente sino a comprendere un arco di parecchie generazioni. Poi Karen ha realizzato la prima stesura del libro, che io ho in seguito rivisto riga per riga suggerendo revisioni tanto tematiche quanto stilistiche, dopo di che è toccato di nuovo a Karen sedersi alla tastiera. Abbiamo così trascorso diversi mesi in stretta e sostanzialmente armoniosa interazione letteraria. Scrivere un libro insieme alla propria moglie è un po’ come insegnarle a guidare un’automobile: ci vuole pazienza, buonumore, e riflessi pronti. È un’esperienza che non mi sentirei di raccomandare a tutte le coppie. Noi due, comunque, siamo passati attraverso diverse stesure di
La stagione dei mutanti senza cessare di condividere né il letto coniugale né il desco familiare, e fra di noi continuano tuttora a correre, con minime eccezioni, buoni rapporti. L’altro giorno Karen mi ha consegnato le prime cinquanta pagine del secondo volume. Ho la netta impressione che questi mutanti continueranno a frequentare casa nostra per un bel pezzo…
ROBERT SlLVERBERG
1
L’inverno è la stagione dei mutanti, pensò Michael Ryton nel porre piede sulla spiaggia mentre, alle sue spalle, la porta della baracca si richiudeva sbatacchiando. Il momento del loro raduno annuale cadeva proprio nel periodo più freddo dell’anno: il che, in un certo senso, appariva del tutto appropriato. Specialmente quest’anno.
Il vento decembrino gli sferzò con folate di sabbia le gote arrossate, scompigliandogli dalla fronte i sottili capelli biondi per sollevarli a sventolare come un vivace stendardo nella declinante luce pomeridiana. Dietro le lenti scure di protezione, il freddo gli fece lacrimare gli occhi.