Qualche osservazione sulla genesi di questo libro.

Nel 1973 pubblicai un breve racconto, The Mutant Season (La stagione dei mutanti), nel quale abbozzavo in pochissime pagine l’ipotesi che i mutanti, dopo essere vissuti per lungo tempo in mezzo a noi normali sotto mentite spoglie, come una sorta di società segreta, si decidano finalmente a uscire allo scoperto. In quel racconto mi accontentai di delineare sommariamente, senza entrare in alcun dettaglio, quali avrebbero potuto essere alcuni degli effetti di un tale avvenimento sia sulla nostra società sia su quella dei mutanti, e non mi spinsi oltre.

Poi, a distanza di parecchi anni, si fece avanti il mio amico Byron Preiss per suggerirmi che in quella vecchia idea avrebbe potuto esservi molto da esplorare in lungo e in largo, forse addirittura in una serie di romanzi, magari da scrivere in collaborazione con mia moglie Karen Haber, per l’appunto agli inizi della sua carriera come scrittrice di fantascienza. La mia prima reazione fu di sorpresa. Il racconto era talmente minuscolo — sulle duemila parole appena — che l’ipotesi di attingervi per cavarne diversi romanzi mi parve lì per lì davvero stravagante. Tuttavia, rileggendolo, mi resi conto che Byron aveva ragione: in quelle poche pagine avevo adombrato un’intera società, anche se poi, chissà perché, avevo lasciato che il concetto mi sfuggisse di mente.

Ecco dunque il racconto in forma di romanzo, con la prospettiva di ulteriori opere da elaborare a mano a mano che andremo sviscerando tutte le implicazioni dell’esistenza di una cultura mutante parallela alla nostra, esistente prima segretamente, e quindi apertamente, in seno alla società americana contemporanea.



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