Robert Silverberg

Karen Haber

La stagione dei mutanti

RINGRAZIAMENTI

Un particolare ringraziamento a Lou Aronica, Pat Lo Brutto, David M. Harris e Mary Higgins.


Ai nostri genitori.

Introduzione

Il mutante — l’estraneo in mezzo a noi, l’alieno in incognito, il diverso dai misteriosi poteri — rappresenta uno dei grandi personaggi mitici della fantascienza. Se la fantascienza è, come io credo che sia, una letteratura del cambiamento, una letteratura delle infinite possibilità, allora nel mutante s’incarna un elemento fantascientifico assolutamente fondamentale, in quanto colloca la zona del cambiamento assai vicino al nostro nucleo, direttamente nelle cellule germinali umane.

Fu il botanico genetista olandese Hugo de Vries che verso la fine del Diciannovesimo secolo coniò, a partire dal verbo latino mutare, i termini «mutazione» e «mutante». De Vries, che stava conducendo esperimenti di selezione sulle primule, nell’incrociarne ripetutamente diverse varietà aveva osservato il verificarsi di repentini e vistosi cambiamenti. Le sue ricerche lo portarono a concludere che tutti gli esseri viventi sono soggetti a tali cambiamenti, o mutazioni, e che le forme mutanti trasmettono sovente, alle successive generazioni, le proprie alterate caratteristiche. Gli stessi processi evolutivi possono quindi essere considerati come una successione di mutazioni.

Le moderne ricerche genetiche hanno ormai da tempo confermato le teorie di de Vries. Oggi sappiamo che l’aspetto fisico degli organismi viventi è determinato da corpuscoli, denominati geni, presenti all’interno dei nuclei cellulari. Tali geni sono a loro volta formati da complesse molecole disposte secondo intricate strutture, e ogni cambiamento nella struttura (o «codice») del materiale genetico, che comporti la sostituzione di una certa molecola con una molecola diversa, produrrà una mutazione.



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